FOOD in UAE

In UAE, se si parla di FOOD, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Ed una variegata, caleidoscopica offerta di cucine. Americana, araba, asiatica, ristoranti dedicati per breakfast e brunch, hamburger, cinese, egiziana, locale, internazionale, iraniana, indiana, giapponese, libanese, messicana, sandwiches, seafood, shawarma & doner, thai, turca, vegetariana e vegana.

Capisci bene che ogni giorno è possibile sperimentare qualcosa di nuovo.

Food in UAE, le Food Court

In ogni Mall degli Emirati si trova la “Food Court”, cioè la zona dedicata ai ristoranti. Un tripudio di colori, odori, proposte, cibi di ogni sorta. Diversi angoli per ciascuna diversa attività. Tavoli a perdita d’occhio per permettere a chiunque di sedersi dopo aver ordinato. Ovviamente, a fine pasto, non c’è neanche bisogno di prendere il proprio vassoio e riporlo da qualche parte. Comparirà in tempo reale un addetto responsabile di prendere il vassoio vuoto, e pulire il tavolo per l’avventore successivo.

FOOD in UAE

Le Food Court sono sempre affollate, come nel resto del mondo, visto che si mangia a qualsiasi ora del giorno e della sera. Puoi notare orde di affamati mangiare abbondantemente alle 4.30 del pomeriggio e non sapere se si tratta di pranzo, cena o semplicemente della merenda.

Food in UAE, un piccolo “manuale di sopravvivenza” al ristorante 

Per quanto mi riguarda, da quando vivo in UAE, ho cercato di mantenere le sane e vecchie abitudini italiane, di pranzare e cenare sempre alla stessa ora e di non esagerare con le quantità e i condimenti. Ho imparato a mie spese che è sempre meglio specificare, quando si ordina, che si desidera la “dressing on the side”, e cioè il condimento a parte, altrimenti anche un semplice pesce alla griglia verrà servito in un mare di olio o salse locali e diventerà una bomba calorica.

Se vai al ristorante, dopo aver ordinato, faranno sempre il riassunto di quanto scelto, per evitare disguidi. Inoltre, durante il pasto, i camerieri ronzeranno attorno a te agli altri commensali come mosche sul miele. Ammetto che questa è un’abitudine locale che mi dà abbastanza sui nervi, mi sembra di essere privata della privacy e del relax.

In ogni caso fai attenzione: non appena bevuto l’ultimo sorso d’acqua nel bicchiere ecco che dal nulla spunterà il cameriere per riempirlo. Idem col vino, in quei ristoranti dove servono alcolici. Non fai in tempo a poggiare il bicchiere sul tavolo che arriva il cameriere, tutto solerte e sorridente, per prendere la bottiglia sul tavolo e riempire nuovamente il bicchiere.

Tutta una tattica, questa, per sollecitare a ordinare un’altra bottiglia di acqua o di vino. Il più delle volte tollero, talvolta ho declinato la gentilezza, in modo altrettanto gentile. Un modo diplomatico per eliminare il fastidio di un servizio troppo presente.

Ma questo è niente rispetto a quello che accade quando hanno il sentore che tu abbia finito di mangiare. In tre secondi netti sono lì per sparecchiare. Magari tu ti sei solo fermato un momento per riposare, per parlare, per decidere se vuoi quell’ultimo boccone, per aspettare qualche minuto e pulire il piatto senza la sensazione di pesantezza. Ma loro, appena vedono che hai poggiato le posate sul piatto, anche solo mezzo vuoto, sono già pronti a ritirare tutto per sparecchiare.

E ti tolgono proprio tutto, anche il bicchiere. Che fare a quel punto? Vanno semplicemente fermati. Un cenno di diniego non appena si avvicinano e loro staranno alla larga fino al cenno successivo. Solerzia un po’ eccessiva a parte, il personale nei ristorante è sempre davvero ospitale: sorridono, ti accompagnano al tavolo, ti danno immediatamente i menù e sono prontissimi a prendere l’ordine non appena li chiami. Un servizio eccellente, privo di attese e misunderstanding.

Non solo. Quando chiami un ristorante per prenotare un tavolo, sembra che cantino. Non sto scherzando, hanno davvero una cadenza canterina. Rispondono recitando la solita frase di presentazione del ristorante che si è chiamato e di ringraziamenti per la telefonata e lo fanno cantando. Poi, dopo aver accettato la tua prenotazione, sempre cantando, ti chiedono il numero di telefono e ti salutano. Cantano, cantano.

E non solo nei ristoranti. Se prenoto al centro estetico, stessa serenata.

Generalmente sono le donne ad avere questa tendenza “Sanremese”. Ci ho impiegato dei mesi prima di capirli. I diversi accenti con cui ti propongono il loro inglese qui ad Abu Dhabi erano fuori dalle mie capacità. Ma, poi, col tempo ho imparato le parole chiave per capire e farmi capire quel tanto necessario e ordinare senza fraintendimenti.

FOOD in UAE

FOOD in UAE, i peccati di gola irrinunciabili 

Vado pazza per una salsa all’aglio che servono sempre: che tu ordini carne, pesce, verdure, riso o anche solo il pane, ti portano una ciotolina colma di questa prelibatezza. Non mi fa onore, lo so, specie perché l’aglio è famoso per la sua persistenza e per il conseguente alito assassino, ma non ne posso fare a meno. E’ deliziosa. Anche mio marito ne è ghiotto, quindi ne facciamo scorpacciate. Consapevoli di dover mantenere una distanza di sicurezza per tutto il resto del giorno.

Buonissimo il pane. Lo servono caldo sotto forma di una sorta di piadina, sottile e morbida. Squisito. Buonissimo il kebab, niente a che vedere con quello mangiato in Italia, oppure i vari tipi di riso indiano, buonissimi anche quelli.

Non sto qui a fare recensioni da Masterchef, però puoi credermi: davvero c’è l’imbarazzo della scelta.

Altra prelibatezza locale sono i datteri. Partiamo dal presupposto che a me non sono mai piaciuti particolarmente. Tutt’altro. Ma quelli che ho avuto modo di provare qui sono prelibati. La catena più famosa per acquistarli, una vera gioielleria del dattero, è Bateel. I loro negozi sono nei più importanti Mall e vendono datteri sfusi. Strategicamente esposti in vetrine, oppure in confezioni regalo bellissime e costosissime. I datteri ripieni alle noci, o al pistacchio, o alla mandorla sono davvero una prelibatezza.

Il mio consiglio é di superare l’iniziale diffidenza, nel caso vi fosse, e provarli. Non si può non farlo.

FOOD in UAE

Altra dipendenza acquisita negli Emirati è stata la scoperta del “Karak Tea”, un tè di origine indiana che viene preparato mescolando latte pastorizzato, cardamomo e zafferano. Anche i non amanti del the non potranno non apprezzarlo. Quelli più buoni si possono acquistare a solo 1 dirham (25 cent circa di euro) nei negozietti che si trovano agli angoli delle strade. E con una modalità a dir poco singolare. Si arriva e si suona il clacson. Si perché, devi sapere, i locals non scendono mai dall’auto, il cameriere si avvicina solerte per prendere l’ordinazione e consegna direttamente in macchina. Una sorta di Mac-drive, per intenderci. Ormai anch’io mi sono abituata a questo rituale, suono e aspetto che qualcuno arrivi, ma è una cosa che trovo comunque piuttosto insolita. I primi tempi quando sentivo suonare i clacson, che sono anche piuttosto insistenti, cominciavo ad agitarmi, a guardarmi intorno temendo di aver combinato qualche involontario disastro con la macchina. Ma niente del genere, è solo il loro modo di “annunciarsi”.

Diffusissimo è l’home delivery e tutti i ristoranti sono organizzati per questo servizio. Parlando con qualche owner di ristoranti che frequentiamo abitualmente, abbiamo saputo che il maggior volume di affari è dato proprio dalla consegna a domicilio.

FOOD in UAE, attenzione all’alcol 

Concludo questo mio post con un solo e doveroso avvertimento. Se sei a cena in un ristorante dove servono alcol e decidi di concederti uno o due bicchieri il consiglio é di usare il taxi poi, per tornare in albergo. I taxi ad Abu Dhabi sono numerosissimi e costano davvero poco.

FOOD in UAE

Qui per l’alcol c’è tolleranza zero. Non non importa se lo reggi benissimo o hai bevuto solo un flūte di prosecco. Non importa neanche se in caso di incidente la colpa è completamente a carico dell’altro conducente. Se ti trovano positivo all’alcol test intanto ti arrestano. Poi, forse, ti lasceranno spiegare. Ma meglio non rischiare, no?

 

4 comments on “Food in UAE, tutto quello che c’è da sapere (o quasi)”

  1. Sto per andare in Qatar e immagino che queste abitudini non siano molto diverse dalle loro. Sono davvero curiose, come quella del clacson. Non ne sapevo nulla!

    • Vero Anna? Sono davvero originali! del Qatar non so dirti, ma credo tu abbia ragione…aspetto comunque di leggere il tuo racconto! 😉

  2. Complimenti all’autrice di questo post.
    Chiaro, semplice e diretto.
    Sicuramente di interesse e utile allo scopo.
    In una parola: professionale!

    • Grazie del tuo commento e del tuo apprezzamento, Antonio. E mi raccomando torna a trovarci, seguiranno molti altri post dalla nostra bravissima Mariangela! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *