Baci, che passione. Tutti amiamo ricevere, assaporare ma anche donare questi deliziosi cioccolatini. Del resto come potrebbe essere diversamente? Se ci pensate hanno lo stesso sapore di una carezza, dolce, avvolgente e leggera. E poi sono molto, molto versatili, altroché se lo sono.

Sanno svolgere egregiamente le veci di un “ti amo” da cinguettare al fidanzato di turno. Ma anche di un “oggi ti ho pensato” per strappare un sorriso alla mamma eternamente preoccupata. Di un “ehi, mi sei mancata” all’amica del cuore di ritorno da un viaggio. Di un “sei forte, mi sei piaciuta” di sostegno alla collega simpatica della scrivania accanto.

E San Valentino senza Baci, diciamocela tutta, non avrebbe lo stesso significato. Eppure…vi siete mai chiesti da dove viene tutta la magia contenuta in un bacio?

Non ci crederete ma…tutto ebbe inizio con un pugno.

Baci, quando la storia diventa leggenda

Si un pugno, o meglio un cazzotto. Vi ricordate? Celentano cantava una carezza in un pugno ed era la fine degli anni ’60. Molti decenni prima, in una confetteria artigianale nel centro di Perugia, c’era stato chi, da un cazzotto, aveva fatto nascere un bacio. E non era un bacio qualunque. Era il Bacio più famoso di sempre. Quello Perugina.

Una vera leggenda dal lontano 1924, venuta fuori un po’ per caso, come spesso accade. Del resto la tarte tatin, le chips, le crepes suzette non sono tutti cibi famosissimi nati dalla casualità o, peggio, da un errore?

Per il Bacio, pensate, fu galeotta la necessità di riutilizzare gli scarti di produzione. Granella mescolata a pasta di cacao e ricoperta da cioccolato finissimo sormontato da una nocciola intera. Ne venne fuori una pralina che aveva la forma irregolare di una mano a mo’ di pugno chiuso. Cazzotto fu il suo primo nome, gli fu dato dalla sua ideatrice Luisa Spagnoli (si è proprio lei, la fondatrice dell’omonimo brand di abbigliamento). Venne poi modificato in Bacio solo due anni dopo ad opera di Giovanni Buitoni, uno dei soci della Spagnoli.

L’ultimo tocco venne dal contributo di Federico Seneca, artista di ispirazione futurista che ne studiò (quello che oggi diremmo) l’aspetto branding.  L’incarto color argento e le scritte blu, il bigliettino con la frase d’amore, la scatola blu con i due amanti che si baciano ispirati al dipinto di Hayez “Il Bacio”.

Stando ai rumors l’idea dei cartigli con frasi d’amore sarebbe stata ispirata dalla passione clandestina tra la Spagnoli e Buitoni. E dalla dolce, dolcissima abitudine di lei di scrivergli brevi messaggi che arrivavano poi a lui avvolti attorno ai cioccolatini.

Quanto ci sia di vero non è davvero dato sapere. Certo è che, nati in quel crogiolo di amori segreti e mai ufficializzati, i baci sembrano averne assorbito tutta la magia. Salvo diffonderla poi nella maniera più ampia, come dei cerchi concentrici che si spandono vibranti nell’acqua. Tant’è che il loro successo fu immediato, in soli 5 anni 100 milioni di baci venduti, e si è mantenuto costante negli anni.

Say I love you the Italian way, recita il loro motto. Ed è vero. Ammettiamolo, quanto ci piace dire ti amo con un bacio?

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