Inutile girarci intorno. San Valentino è una di quelle ricorrenze che, a seconda dello ‘stato civile’ del momento, si odia o si ama, senza mezze misure.

Oltre ad essere portatrice, nella maggioranza dei casi, di un bel carico di stress e aspettative.

Gli accoppiati, in primis e soprattutto quelli di lunga data, si danneranno l’anima in cerca de L’IDEA. Chiameranno a raccolta gli ultimi brandelli di originalità rimasta o googleranno compulsivamente alla ricerca del regalo o della frase più adatti. Con quali risultati? C’è chi azzarderà, intraprendente, un viaggetto low-cost e last minute per una meta romantica, ma tremendamente affollata. Chi regalerà biancheria intima stile Moulin Rouge, scrutandovi con occhietto famelico mentre la scartate. Chi, patito dei selfie, cederà all’ultima moda dei servizi fotografici di coppia a prezzi scontatissimi. E chi, pensando che “oh, alla fine basta il pensiero”, finirà col ripiegare su fiori e cioccolatini. Che male non fanno.

E i single? Anche loro avranno un bel da fare. Quelli per scelta (altrui) inizieranno a rosicare una settimana prima, imprecando ad ogni banner con animazione cuoriciosa incontrato in navigazione. I più rodati la prenderanno con filosofia e non si lasceranno scappare l’occasione per partecipare a eventi e feste a tema “cuori solitari”. Per la serie “hai visto mai?”. I millennials spolliceranno e metteranno cuori a manetta su Tinder confidando in non-si-sa-bene-quale-irripetibile congiuntura cosmica paventata da Paolo Fox.

Chi manca all’appello?

Tutti coloro i quali nuotano nel limbo di quella che Facebook, semplificando, ha definito “una relazione complicata“.

Chi è in una relazione complicata – in cui, ammettiamolo, prima o poi, ci siamo trovati un po’ tutti – è di fatto borderline tra il single e la coppia. Se pensa alla propria situazione sentimentale la prima parola che gli/le viene in mente è un cubitale BOH. Reso ancora più interrogativo in prossimità della resa dei conti che San Valentino comunque, di fatto, ti impone.

Che sbattimento, San Valentino ci mancava. Già era tutto così tremendamente complicato, appunto. Tuttavia non c’è assolutamente da avvilirsi, succede a tanti. Se ti guardi bene intorno noterai che il mondo è pieno, pullula di zone grigie, e di pseudo fidanzati/amanti/compagni.

Succede. Succede, ad esempio, quando la situazione che stiamo vivendo è in una fase troppo embrionale per essere definita stabile.

O se il tipo di turno non è un fan della monogamia e, faccia da schiaffi, lo ammette candidamente. Sai, cara, fatico a sentirmi a mio agio in un unico rapporto. Sono fatto così, che vuoi farci? Certo che mi piaci, vediamoci. Ti chiamo, dai, ma senza impegno. E, per non farsi mancare niente, tiene in piedi in contemporanea alcune valide alternative.

Succede quando una relazione è alle battute finali ma nessuno ha il coraggio di scriverla, la parola fine. Allora si fa tap sul led rosso della famigerata pausa di riflessione.

Ok, ma quando San Valentino incombe come ci si comporta? Devo pretendere a muso duro quel che mi spetta (rischiando di sbattercelo) o non avere particolari aspettative, data la situazione?

Ovviamente una risposta unica non esiste. Per il semplice motivo che ogni realtà ha la sua buona dose di unicità, così come i suoi protagonisti. Potresti essere in un momento di transizione di un rapporto che evolverà e, forse, è meglio non forzare troppo. O, semplicemente, essere capitata nel rapporto sbagliato. E te ne resterebbe, poi, uno sgradevole ricordo. Sta a te trovare la risposta giusta, in tempi ragionevoli.

Tuttavia, se, come me, sei cresciuta a pane e Sex and The City, ti invito a una riflessione.

Ricordi la parte finale del primo film?

Carrie riflette su come alcune etichette, a volte, sia meglio lasciarle nell’armadio. Quando etichettiamo le persone, ad esempio. Sposa, sposo, marito, moglie, sposato, single. Dimentichiamo di fare caso che oltre l’etichetta c’è una persona. Ecco, facciamoci caso, soprattutto quando quell’etichetta abbiamo fretta di affibbiarla a noi stessi. E se invece lo fanno gli altri, impariamo a non farci troppo caso.

Etichettare, se ci pensi, è il modo più sbrigativo per formulare un giudizio su una persona. Tralasciando tutto quello che, di primo impatto, non abbiamo voluto o potuto approfondire.

E questo credo che valga non solo a San Valentino, la festa di chi è in coppia, ma anche per gli altri 364 giorni del calendario. E poi, suvvia, questo 14 di febbraio, smettiamo di prenderlo tanto sul serio. In 24 ore esatte di orologio sarà bello che archiviato.

Conserviamo le nostre energie migliori per tutte le cose belle che arriveranno dal 15 in poi. No?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *