Anne with an E Netflix

Anne with an E o, nella versione italiana, Chiamatemi Anna. Netflix ha recentemente riacceso i riflettori su Anne of Green Gables. Un classico della letteratura per ragazzi pubblicato oltre un secolo fa dalla scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery.

Molte di noi ne ricordano la versione cartoon anni ’80, nella sceneggiatura nipponica di Shigeki e Takahata. Era l’epoca dell’ondata delle Candy, Georgie e di altre baby-eroine travagliate e in cerca di stabilità familiare. Anna dai capelli rossi però, era diversa.

Volava via come una rondine, tra libellule e lucciole, case dal tetto verde e sogni ad occhi aperti di abiti alla moda con maniche a sbuffo. Ciarliera senza sosta, affabbulatrice a tratti, estroversa e fiera, ma drammaticamente fragile. In cerca d’amore, quello che le era stato negato per la morte prematura dei genitori. Ma anche di se stessa. Del suo posto nel mondo. Di una sua realizzazione a 360º.

Questo è quello che ci hanno raccontato della rossa ragazzina di Avonlea i cartoni giapponesi.

Anne with an E Netflix

Ma Anne with an E va oltre. Al punto da far sollevare, in un moto di disappunto, il sopracciglio destro di quanti si considerano dei puristi e devoti alla lettera del romanzo canadese.

ANNE WITH AN E – LA PRIMA SEASON

«Anne with an E». Nella prima puntata la 13enne Anne, lo precisa, perentoria. Lo farà molte altre volte. E in questo spelling del nome è racchiusa un po’ la chiave della sceneggiatura scritta da Moira Walley-Beckett per Netflix.

La Walley-Beckett, già nota per successi del calibro di Breaking Bad, con la sua Anne, va oltre. Va oltre i voli immaginari di una adolescente sognatrice che fa fatica a tenere i piedi piantati nella realtà. E se ne chiede il perché. Si chiede il perché di principesse Cordelie e cavalieri dalle armature scintillanti. Si chiede il perché di una fantasia così spinta, circostanziata e concreta, che prende, troppo spesso, il sopravvento sul presente.

La risposta che viene formulata e offerta allo spettatore è semplice e, al contempo, struggente. E trova voce nell’evidenza di immagini che ricamano flashback di una potenza disarmante. Un passato recente di abusi, degrado, indifferenza ha condannato Anne ad un presente che, quando si fa insopportabile, sa che deve sfuggire.

Anne with an E Netflix

Anne with an E Netflix

Quello che nel cartone o nel romanzo restava in una zona d’ombra delicatamente sussurrata, qui ha trovato la sua voce. Che urla, piange, reclama attenzione. Come quella “E” che, nel nome Anne, reclama la sua esistenza. Ed é, tutto sommato, una professione di individualismo. Una ricerca di considerazione. E di accettazione, anche.

Non c’é niente di banale in Anne. Una ragazzina dai capelli rossi e un milione di lentiggini nata in Nuova Scozia, Canada. Non c’è banalità nel suo essere diversa. Nella sua esperienza di abbandoni, difficoltà, orfanotrofi.

La trovo meravigliosa nella caratterizzazione, non senza forzature, del suo personaggio. A tratti eccessivo, petulante, dalle risorse sorprendentemente inaspettate. Che oscilla, puntata dopo puntata, tra fierezza e miseria. Ma con la tenacia di chi, nato nella sfortuna, insegue la realizzazione di bisogni primari e che non vuol saperne di darsi per vinto. Ne è notevole, inoltre, l’interpretazione che ne offre l’intensa e giovanissima (classe 2001) Amybeth McNulty.

In questa prima serie ho amato anche l’indagine a tutto campo che la sceneggiatrice fa dei co-protagonisti. Marilla e Matthew Cuthbert. I due anziani fratelli che, in cerca di un valido aiuto per il lavoro agricolo, si ritrovano tra le mani una 13enne problematica. Ho adorato, puntata dopo puntata, lo sbocciare del sentimento materno in questa donna indurita e solitaria. Così come ho apprezzato la tenera sensibilità che riaffiora, a sprazzi, nel suo taciturno fratello. Un gigante buono, tanto sfuggente quanto amorevole.

Anne with an E Netflix

Forzature anche queste? Forse. Non ce ne era traccia alcuna nelle pagine di Montgomery? Probabile. Ma qual é il vero valore aggiunto del piccolo schermo se non quello di fornirci un gradino ideale su cui salire e lasciare spazio alle emozioni?

La settima ed ultima puntata della prima season si chiude con un Matthew convalescente dai suoi malanni cardiaci. Una Marilla ormai conquistata dalla sua Anna Shirley, che considera una Cuthbert a tutti gli effetti. In cui ha trovato una complice e un sostegno impagabile nelle difficoltà economiche che la malattia del fratello ha rovinosamente aggravato. E, come se ciò non bastasse, due loschi personaggi minacciano la traballante serenità di Green Gables.

Quanto dovremo aspettare per la seconda season? Ai posteri e a Netflix, soprattutto, l’ardua sentenza.

All photos are courtesy of Netflix

 

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