Chi possiede o ha posseduto un gatto siamese lo sa bene. I gatti che appartengono a questa razza sono una specie di mondo a parte. Hanno un’eleganza innata che ne accompagna la falcata, sono ciarlieri, impiccioni, sorprendentemente ironici, a volte dispettosi. Esplorano, si avventurano per sentieri improbabili e equilibrismi temerari. Ti fissano con quei loro occhi azzurri ed un magnetismo che non lascia scampo e conduce alla resa. Che sia gioco, cibo o coccole, decidono loro come e quando.

Sono un po’ la quintessenza del gatto, questi siamesi. Eleganti e regali, con tutte le attitudini e le abilità feline moltiplicate al quadrato.

Eppure alcuni definiscono i gatti siamesi un ibrido tra cane e gatto. Si dice che il loro attaccamento a colui/colei che riconoscono come loro “padrone” sia fuori dal comune. Io sono convinta, invece, che non sia una questione di semplice affezione. Anzi, forse la sintonia che può nascere e consolidarsi tra umano e felino è più una specie di alchimia. Che trascende generi e razze. E attraverso cui l’uno trasmette energie all’altro, in una sorta di simbiosi emotiva.

Altri raccontano di siamesi che mostrano comportamenti quasi umani. Chissà se tutto il loro essere è solo un prodotto dell’istinto. O se, alla base, c’è un pensiero, un ragionare, un ricordare.

Io ho voluto credere che ci sia. Non uno ma tanti pensieri, tutti quelli che passano, fugaci, in quei sorprendenti occhi color dello zaffiro. Che ho voluto carpire in qualche modo e mettere in fila in un diario. Sospeso tra racconto e fantasia.

Diario che, come tutti i diari che si rispettino, non può che cominciare dall’inizio della storia. Ed ecco la prima puntata del mio Siamese’s Diary.

C’erano una volta 5 gattini che appena nati erano bianchi-bianchi come la luce del mattino. Poi, con il passare delle settimane, come per magia le orecchie e il musetto erano diventati color del cioccolato. Mamma gatta gli aveva fatto indossare anche stivaletti color del cioccolato, raccomandando loro di non toglierli mai. Così che gli tenessero calde le zampette lunghe e magre. Quelle zampette lunghe e magre erano anche molto, molto elastiche. E come fanno gli elastici si piegavano in mille movimenti.

Così che potevano giocare tra di loro e correre a inseguirsi. E a saltare anche. Quanto piaceva a quei gattini saltare, avrebbero voluto saltare sulla sedia della cucina. E poi sul tavolo. Poi ancora sulla credenza e poi più su. Sempre più su fino in cielo. Dove dorme la luna in compagnia delle stelle, quelle piccole e quelle grandi.

“Come sarebbe bello toccare con la zampetta tutte quelle bellissime stelle”. Dice un giorno Greta, la gattina più alta ai fratellini. Le risponde Hugo: “È vero. Brillano, sono luminose, sicuramente tengono un bel calduccio”. Ginevra fa un sospiro ed esclama: “Proprio quello che serve per schiacciare un buon sonnellino.” E ridono tutti, lo sanno che è la più dormigliona di tutta la cucciolata. Ginevra preferisce dormire piuttosto che inseguire piume e cordine. Se ne sta spesso rannicchiata a forma di ciambella accanto alle gambe di Leonardo, il piccolo umano di casa, quando guarda i cartoni in TV.

“Mamma, uffa, ma quand’è che potremo giocare con le stelle?” mi lamento io. La mamma lo saprà, ho pensato. Le mamme hanno sempre tutte le risposte. La loro mamma, una bellissima gattona con dei grandi occhi a mandorla, luminosi e dolci come la luce di una candela, decide di consolarli un pò. Sono così ansiosi di crescere questi miei piccoli, pensa tra sé e sé. “Cuccioli miei, verrà il vostro momento.” “Ora siete ancora troppo piccini, magrolini e inesperti”. “Dovete pensare a mangiare, crescere sani, forti e belli come il vostro papà. E imparare tante, tantissime cose, prima di arrivare fin lassù”.

“Io ci arriverò mamma”, dico io. E lo penso davvero. Chi sono io? Ah, ma io sono Gonzaga. Si lo so è un nome un po’ buffo per un gattino. Soprattutto microscopico come me. E dai, non ridete. Antipatici.

È stato Luigi, l’umano grande di casa, a darmelo. Dice che i Gonzaga erano un casato illustre della storia. E che quando sarò grande farò cose illustri anche io. Bene io non so cos’è un casato illustre. Ma il suo discorso mi piace. Mi sa di cose belle, divertenti, avventurose.

Ho sentito anche che diceva ad Anita che la prossima domenica verranno alcuni loro amici a vedere me e i miei fratellini. L’ho detto anche a Greta, Ginevra, Hugo…sono tutti eccitatissimi. Chissà magari è proprio quello l’inizio di una nuova avventura. Scommettiamo?

 

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